“Chiamami papà” di Marco Palagi: la più alta espressione di una specificità della vita, la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita

Vitamina L

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Ho trovato il romanzo Chiamami papà particolarmente bello.
Bello nello stile, bello nell’impianto narrativo, bello nei temi trattati.
Il bello in letteratura vuol dire efficace, stimolante, coinvolgente, intrigante, arricchente intelletto e anima. Il bello porta al Sublime.
Mi è piaciuto lo stile variegato, ora sobrio, ora sperimentale, ora ironico.
È stato quello dell’ironia un registro ben riuscito soprattutto nella descrizione di scene esilaranti e nelle dissonanze delle situazioni tra realismo e percezioni (vedi come Lorenzo vive il suo mestiere di becchino, il suo rapporto con la cacca di Emma, e così via.)
La descrizione del parto di Saida è veramente straordinaria dal punto di vista linguistico, un unico periodo senza interruzione di punti e a capo. C’è in queste pagine tutta l’Africa con la sua condizione umana, storica e sociale.
La soluzione della traccia narrativa di tipo corale, inoltre, permette di vivere la…

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“Chiamami papà”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Trentasei chili e incinta…

Chiamami papà, Marco Palagi, Giovane Holden. Lei si affaccia al mondo, lui, se possibile, è più inesperto di lei. Perché con i figli nascono anche i genitori. Lei è Emma, lui è Lorenzo, fa il necroforo, ha un matrimonio fallito alle spalle e dunque parte per l’America, a quasi quarant’anni, per ricominciare. E dove, altrimenti, se non in quella che è la terra delle opportunità per antonomasia? Lì incontra Linda, che è molto più giovane di lui, ma lo costringe a crescere. Non si sente pronto per assumersi delle responsabilità, ma la vita, si sa, è ciò che capita mentre si pensa ad altro, e così, con prosa limpida e buffa, divertente e profonda, Marco Palagi racconta un’educazione sentimentale credibile e graziosa.

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Rap

Partiamo dalla premessa che leggere David Foster Wallace è sempre affascinante e stimolante. Il libro si apre con una lunga introduzione del collega Mark Costello col quale nel 1989 Wallace ha scritto questo saggio sul rap. In questo testo ci viene fornita una visione della vita dei due mentre erano intenti nella stesura del libro.
L’altra premessa è che conosco la storia della musica rap, da dove nasce, cosa rappresenta culturalmente e socialmente, gli artisti che la interpretano tanto quanto conosco a memoria tutte le canzoni di Pappalardo.
“Il rap spiegato ai bianchi” racchiude molte osservazioni sul genere offerte con una maestria linguistica (Wallace) che ti farebbe apprezzare l’ascolto anche della musica gregoriana sacra antica medioevale mistica mentre stai correndo per le strade del paese per tenere fede alla tua promessa di fare attività fisica almeno una volta a settimana. Costello, invece, interviene con piglio meno aulico, quasi da reportage, sui campionamenti e sulla necessità e lo scopo del rap e dell’hip-pop. Un lavoro ibrido che cerca (e riesce) di fare una critica musicale e un’analisi culturale degli anni post Reagan, ma che non nasconde la passione di questi due roommate per il genere che ha reso famosi Public Enemy, Ice-T, LL Cool J, Ice Cube e molti altri.

Side-bed

[A proposito di culle]

Qualche giorno dopo, ormai al sesto mese inoltrato, intorno a metà settembre, andammo a comprare la culla. Linda voleva quella in legno con le rotelle e le sponde alte. Io preferivo quelle della Chicco chiamate side-bed perché appunto si potevano tenere accanto al letto, erano leggere e molto meno ingombranti di quelle di legno, con da un lato una finestra in rete e il rivestimento in tessuto.
“Sembra una prigione, per me è stato un trauma, da bambino.”
“Ma figurati se ti ricordi quando c’eri tu dentro,” commentò Linda.
“Certo che ricordo, e ricordo anche mia sorella nella stessa culla, che aveva lasciato i segni dei denti nello stesso punto dove li ho lasciati io. È oscena, non mi va che Emma passi la maggior parte del tempo in prigione. Prendiamo l’altra.”
“Ma costa pure di più, ci sono quasi cinquanta euro di differenza.” Era estremamente parsimoniosa.
“Glielo dirai tu, a tua figlia, che l’hai confinata all’ergastolo, in isolamento forzato, costretta a latte e acqua, repressa dietro le sbarre e condannata a masticare legno di faggio per almeno il suo primo anno di vita, per risparmiare quarantasette euro?”
“Come sei drammatico! Prendiamo quella che vuoi tu, così andiamo a casa che mi scappa la pipì.”
“Grazie amore, anche a nome di Emma.”

“Chiamami papà” | IN LIBRERIA

Butterfly

“Quei bambini africani erano talmente magri che sembravano nutrirsi solo della polvere delle ali delle farfalle. Vederli così sottili e sempre in cerca di cibo, ma comunque profondamente e innocentemente felici, mi faceva sentire come se prima di incontrarli dentro di me ci fosse stata soltanto una eco, e solo la loro vicinanza stesse riuscendo a colmare quel vuoto.” ❤️

“Chiamami papà” – 11 novembre in libreria