Sister

Oggi sono stato a trovare mia sorella. Non lo facevo da mesi, forse sarà passato anche più di un anno, non ricordo. C’è stato un tempo in cui sentivo il bisogno di andarla a trovare abbastanza spesso, soprattutto nel giorno in cui se ne è andata o per il suo compleanno, che poi sono date molto vicine. Sembra che di novembre io perda tutti, non solo mia sorella, non solo lei. Non solo lei.
Adesso non mi serve osservarla in una foto ancora bella nitida dopo poco più di 26 anni da quando è stata messa in quella cornice di rame. Non mi serve entrare in quel recinto di presunte anime per ricordarmi di lei. Per pensarla. Il suo ricordo è come un pasto quotidiano, per me, qualcosa di sempre presente e di cui ho bisogno. Ogni volta che vado a visitare quell’involucro vuoto, fatto di marmo bel rifinito, la ringrazio. Di esserci per me, l’unico Dio di cui, al momento, riconosco l’esistenza. E se davvero la divinità propinataci da catechismi e genitori religiosi non fosse altro che la presenza costante, nelle nostre vite, delle persone che amiamo, che possono essere sempre accanto a noi oppure perse per sempre?
Le ho chiesto di lasciarmi andare. Non so perché l’ho fatto, non le avevo mai detto una cosa del genere. Le ho chiesto di aiutarmi a trovare la serenità, perché le vie del Signore sono finite da un pezzo e io non so che strada prendere, ora. Poi le ho chiesto se poteva farmi trovare la serenità insieme alla persona che porto nel cuore, ma solo se per lei era giusto così. L’ho pregata, come si fa con un Dio e mi accorgo solo ora che lo sto facendo da anni ed è l’unica ad avermi mai risposto.
Sono spaventato. Vorrei dire a quelli che mi dicono “tirati sù, vedi che belle giornate che ci sono?” che sono stanco dei loro luoghi comuni e non gli auguro di pensare quello che penso io, per riuscire a “tirarmi sù” definitivamente. La terapia non funziona come vorrei, continuo a piangere, ad avere attacchi di panico, a non dormire, non riesco a chetare la mia mente e l’unica persona che cerca di aiutarmi è quella che pago per ascoltarmi. 

Touch

“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatre anni sette mesi e undici giorni notti comprese?”

Gabriel García Marquez, “L’amore ai tempi del colera”

She

Poteva toccarmi in un milione di modi…
Decise di farlo nel modo più bello.
Sfiorò la mia mente
e nulla fu mai come prima.

Charles Bukowki

Reflection

«Tutte le persone che incontriamo sono il nostro riflesso. Ci sono state mandate perché noi, vedendole, correggiamo i nostri errori; e quando noi lo facciamo, anche queste persone cambiano. Oppure se ne vanno per sempre dalla nostra vita.»

Boris Pasternak

Lake 

Oggi sono stato a Torre del Lago appena finito dalla dottoressa. A vedere com’era il lago cinque mesi dopo l’ultima volta. Pateticamente a ripercorrere gli stessi passi, a ricordare quei momenti, provare nostalgia per qualcosa che non tornerà più.
Quando sono tornato a casa era quasi buio, il sedile dell’auto accanto a me era vuoto, ho aperto il finestrino e ho cercato di asciugare le lacrime con la prima brezza primaverile.