“Chiamami papà” di Marco Palagi: la più alta espressione di una specificità della vita, la continuazione nel tempo per una eternità che all’individuo è impedita

Vitamina L

a cura dello scrittore Gaetano Cinque

Ho trovato il romanzo Chiamami papà particolarmente bello.
Bello nello stile, bello nell’impianto narrativo, bello nei temi trattati.
Il bello in letteratura vuol dire efficace, stimolante, coinvolgente, intrigante, arricchente intelletto e anima. Il bello porta al Sublime.
Mi è piaciuto lo stile variegato, ora sobrio, ora sperimentale, ora ironico.
È stato quello dell’ironia un registro ben riuscito soprattutto nella descrizione di scene esilaranti e nelle dissonanze delle situazioni tra realismo e percezioni (vedi come Lorenzo vive il suo mestiere di becchino, il suo rapporto con la cacca di Emma, e così via.)
La descrizione del parto di Saida è veramente straordinaria dal punto di vista linguistico, un unico periodo senza interruzione di punti e a capo. C’è in queste pagine tutta l’Africa con la sua condizione umana, storica e sociale.
La soluzione della traccia narrativa di tipo corale, inoltre, permette di vivere la…

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“Chiamami papà”

Convenzionali

di Gabriele Ottaviani

Trentasei chili e incinta…

Chiamami papà, Marco Palagi, Giovane Holden. Lei si affaccia al mondo, lui, se possibile, è più inesperto di lei. Perché con i figli nascono anche i genitori. Lei è Emma, lui è Lorenzo, fa il necroforo, ha un matrimonio fallito alle spalle e dunque parte per l’America, a quasi quarant’anni, per ricominciare. E dove, altrimenti, se non in quella che è la terra delle opportunità per antonomasia? Lì incontra Linda, che è molto più giovane di lui, ma lo costringe a crescere. Non si sente pronto per assumersi delle responsabilità, ma la vita, si sa, è ciò che capita mentre si pensa ad altro, e così, con prosa limpida e buffa, divertente e profonda, Marco Palagi racconta un’educazione sentimentale credibile e graziosa.

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