“Mare di papaveri” di Amitav Ghosh

“La verità, signore, è che gli uomini fanno ciò che il loro potere gli permette di fare. Non siamo diversi dai faraoni o dai mongoli: l’unica differenza è che quando uccidiamo la gente, pretendiamo che sia per una causa superiore. È questa pretesa di virtù, ve lo garantisco, che non reggerà a giudizio della storia.”
⭐️⭐️⭐️⭐️

Un parto di 77 giorni…

So che magari queste non sono notizie che possano interessare gli altri, ma oggi ho finito il mio romanzo e non mi sento così felice e soddisfatto da quando feci goal su punizione nel 1990 contro il Forte dei Marmi.
Siccome Vonnegut diceva “quando siete felici fateci caso”, beh, mi pare l’occasione giusta.
Spero di riuscire a trovare un posto dove presentarlo, Covid permettendo, nel frattempo vale l’hashtag #perfavorecompratelo appena esce, che scriverlo mi è costato una fatica immane! 😜
Avevo promesso che appena finito mi sarei ubriacato, in realtà sono un po’ malinconico perché adesso devo ritornare alla realtà e non troverò le stesse cose…
Comunque… nel dubbio ci bevo su! 😂🍻

“Chiamami papà” sta arrivando…

Il prossimo 11 novembre diventerò papà di questo libro! 👧

Devo ancora terminarlo – ha avuto una gestazione più lunga di un parto normale – ma sarà probabilmente la cosa più intima e personale che abbia mai scritto.
Non a caso uscirà proprio in quella data, quando tre decenni fa ho imparato l’Amore direttamente da una sorgente che non era divina, ma aveva l’aspetto celestiale di mia sorella.

“Questa è l’America” di Francesco Costa

Siamo una nazione di immigrati, nessuno può prevedere chi varcherà i nostri confini oggi e chi scriverà una pagina significativa del libro americano. All’alba del nuovo secolo, come al tramonto del vecchio, siamo di nuovo in guerra con i «nuovi americani». Ancora una volta, la gente arriverà, soffrirà e sarà vittima di pregiudizi, lotterà contro le forze più reazionarie e i cuori più crudeli della sua patria adottiva e ne uscirà vittoriosa grazie alla propria elasticità.

Bruce Springsteen, Born to Run

Delorean

“Chi non ti vuole non ti merita.”

Mi sono sentito ripetere spesso questa frase, soprattutto dalla nonna o dalle sorelle che, in quanto a imparzialità, non sono poi così attendibili. 😃
Ma non mi è mai piaciuta questa espressione, perché presuppone che io o quelli come me – che se la sono sentita ripetere dopo ogni rottura o allontanamento altrui – abbiamo un valore intrinseco che andrebbe apprezzato a prescindere.
Un valore aggiunto rispetto ad altri, un essere superiori e quindi degni di essere scelti piuttosto di.
E chi non lo fa, chi non ci sceglie e si allontana, è stupido e non si merita di condividere la sua vita con noi.
Ma potrei non essere una bella persona o semplicemente non essere quella giusta per l’altro, non sarebbe quindi giustificato l’allontanamento?
Io non sono superiore ad altri e quindi, come tutti noi, non merito di essere scelto se non quando, e soltanto quando, anch’io scelgo a mia volta. In amore. In amicizia. In qualsiasi tipo di relazione.
Ma se c’è una cosa che merito, sopra ogni cosa, è il rispetto dell’altro così come gli altri meritano il mio. Su questo nessuno di noi dovrebbe mai transigere.
E il rispetto è figlio della consapevolezza di sé, della maturità, del potersi chiamare adulti esseri umani.
Senza rispetto verso noi stessi non saremo mai adulti, senza rispetto verso gli altri continueremo a ferire. Continuando a ferire resteremo soli e non ci sarà nessuna Delorean a riportarci indietro per rimediare ai nostri errori, per riprendere ciò che abbiamo perso.

Heroes

“I miei capelli si sono ingrigiti, gli ex compagni di scuola si sono allontanati, alcuni di loro divorziati e altri quasi innamorati – dicono – e pochi di loro hanno figli.
Ho sognato Emma il giorno dopo che mi sono innamorato per la prima volta. Si chiamava Teresa, beh, si chiama ancora e adesso è sposata e ha un figlio. Che bello sapere che il tuo primo amore vive una vita d’amore.
Ricordo che le chiesi di mettersi con me nel corridoio della palestra. Sapevo che funzionava così, ma mica lo sapevo davvero come funzionava.
Fu dopo il nostro primo bacio che sognai Emma. Perché sapevo che avrei voluto una figlia, in futuro. Per quanto il primo amore scombussoli più di un giro sulla giostra dopo una matriciana e ti faccia immaginare il futuro con l’oggetto del tuo sentimento, ero consapevole che non sarebbe stato con Teresa che avrei avuto una famiglia. Cavolo, avevo solo tredici anni, cosa ne potevo sapere del futuro.
Poi Emma arriva, per davvero, e la vedo uscire da mia moglie, tossire fuori l’oscurità e nutrirsi d’aria dopo quasi dieci giorni di ritardo. La dottoressa la adagia sul petto di mia moglie, taglia il cordone ed è così che da due diventammo tre, in un attimo.
E allora quando la domenica c’è il sole e la porto sulla Terrazza a camminare e la rincorro tra la gente… quando la aspetto a qualche metro di distanza e le dico di venire verso di me, con le braccia larghe che a malapena potrebbero contenere l’amore che provo per lei… penso che ho passato la vita cercando di essere perfetto per gli altri, perché credevo che solo in quel modo avrei avuto il loro amore. Adesso, come padre di Emma, grazie a Emma, ho capito che la mia ricerca della perfezione era destinata a lei. Non perché mi amasse. Ma perché una figlia ha bisogno della versione più perfetta di un genitore, ha bisogno di qualcosa che si avvicini il più possibile a un eroe. E mica è facile essere eroi.”

Dizziness

«Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, non per declamarti romantiche dichiarazioni d’amore, nemmeno per paragonare la bellezza di un tramonto sul mare ai tuoi occhi mentre mi guardano, né tantomeno per indicarti l’orizzonte infinito del mio amore per te.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, nel punto più alto sul mare a me tollerabile (sai, le mie vertigini…) per colmare il più possibile la distanza tra te e le persone che amo e non ci sono più. Affinché mia nonna possa sentire come mi batte il cuore quando siamo vicini, mia sorella possa tendere la mano e sfiorarti i capelli, i miei nonni possano darmi una pacca sulle spalle e sussurrarmi: “Ben fatto Marco, l’hai trovata”.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, per farti comprendere che se amo così tanto chi per sempre non ci sarà più, pensa quanto per sempre possa amare tu che sei qui accanto a me.»