Dizziness

«Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, non per declamarti romantiche dichiarazioni d’amore, nemmeno per paragonare la bellezza di un tramonto sul mare ai tuoi occhi mentre mi guardano, né tantomeno per indicarti l’orizzonte infinito del mio amore per te.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, nel punto più alto sul mare a me tollerabile (sai, le mie vertigini…) per colmare il più possibile la distanza tra te e le persone che amo e non ci sono più. Affinché mia nonna possa sentire come mi batte il cuore quando siamo vicini, mia sorella possa tendere la mano e sfiorarti i capelli, i miei nonni possano darmi una pacca sulle spalle e sussurrarmi: “Ben fatto Marco, l’hai trovata”.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, per farti comprendere che se amo così tanto chi per sempre non ci sarà più, pensa quanto per sempre possa amare tu che sei qui accanto a me.»

Rib

Si dice che Dio ha creato le donne da una costola dell’uomo, ma tutto ciò che di buono e meraviglioso hanno le donne non deriva certo dalla nostra altruistica donazione.
Ricordiamocelo, maschietti, quando pensiamo di essere migliori di loro.

Marina

“Lei è Marina.

È venuta dall’Italia fin qui a Dublino qualche anno fa e la prima volta che ci siamo visti mi ha detto: «Tieni l’archetto come se fosse lo spazzolone del water».

E me ne sono innamorato.

Ogni volta che possiamo veniamo qua al parco, a suonare.

È molto brava col violino, io cerco solo di accompagnarla come meglio posso, pensate che quando ci siamo conosciuti a lezione non avevo mai suonato alcuno strumento, non pensavo sarei stato capace. In realtà non pensavo nemmeno di essere capace di amare qualcun altro più di me stesso. E non so se lo sto facendo nel modo giusto, in fondo quale spartito posso mai seguire. Ma lei è accanto a me da due anni e questo mi basta per pensare che la amo tanto quanto merita di essere amata. Non si accontenterebbe di niente di meno. Nessuno dovrebbe.

All’inizio non ero molto sicuro di suonare così, in pubblico, viste anche le mie scarse doti. Ma ha insistito così tanto per settimane che ormai è diventato un appuntamento fisso. Certo è che le avevo chiesto di evitare qualsiasi tipo di effusione in pubblico, baci o cose così. Sono timido e mi sento in imbarazzo in queste occasioni. Ma ieri abbiamo fatto una pausa e mentre stava spiegandomi come migliorarmi, col violino, ha chiuso gli occhi e pensavo volesse baciarmi, invece ha avvicinato la sua guancia alla mia, dolcemente ha accarezzato la parte alta della mia schiena, sotto la maglia, e mi ha stretto a sé.

È stato più bello che fare l’amore.

Avrei voluto lasciare andare il violino, l’archetto e tutta la mia timidezza a terra, prenderle il viso tra le mani e dirle… beh, cosa si dice in questi casi, «ti amo», forse? No, avrei voluto dirle che se avremmo mai dei figli dirò loro che sono nati in quel momento, in quell’abbraccio.”

Tornare in Illinois da David Foster Wallace

I will be there!

La McMusa

Perché è lì che tutto cominciato. 5 anni fa esatti! Partivo per un’avventura che avrebbe cambiato la mia vita per sempre e, di conseguenza, anche quella di qualcuno di voi. Il primo viaggio dei Book Riders è stato in Illinois, il primo corso di Letteratura americana on the road è stato sull’Illinois, i primi articoli di questo blog sono stati sull’Illinois.. eppure, che cosa ha di speciale l’Illinois? Cosa ha di speciale un posto che pochissimi saprebbero identificare culturalmente e che ancora meno saprebbero indicare su una mappa?

Provate a chiederlo a David Foster Wallace, lo scrittore che qui crebbe, che poi scelse proprio le piatte campagne dell’Illinois per trascorrere i 10 anni più sereni della sua vita e che, infine, scrisse da Bloomington alcune delle sue opere più importanti, Infinite Jest per prima.

È proprio in suo onore che quest’anno io e Xplore abbiamo deciso di riproporre il tour da…

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“Idiot Verse”

Convenzionali

41+E3eTwfkL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

…stasera a niente voglio pensare…

Idiot Verse, Keaton Henson, Giovane Holden, traduzione di Silvia Peracchia. Con testo a fronte e sublimi e visionarie illustrazioni realizzate dall’autore stesso, giovanissimo figlio di Marguerite Porter e dell’attore Nicky (Vampira, Vera Drake, Syriana), la silloge, che per la prima volta porta in Italia la stentorea e al tempo stesso delicatissima e policroma voce di Keaton Henson, che si muove con funambolica perizia tra contrapposti estremi, conduce con mano sicura il lettore in un viaggio grazie al quale riesce a conquistare due preziosi obiettivi: entrare in diretta connessione con un’altrui sensibilità in grado di scoperchiare anche le più inveterate convinzioni e convenzioni alla luce di un nuovo sguardo e al tempo stesso guardare dentro sé medesimo giungendo a conoscere aspetti della propria interiorità che con ogni evidenza nemmeno sospettava di possedere. Un percorso introspettivo e comunicativo da non…

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Alive!

Sono appena tornato da Firenze, dal secondo concerto di Masini di questo 2016 dopo quello di dieci giorni fa a Montecatini. A parte alcuni momenti nostalgici legati a canzoni degli anni ’90 che mi ricordano momenti piacevoli, altri un po’ meno, mi porto nel sonno un verso di una canzone a me molto cara che dice: “Quante volte dovrò morire per sentirmi ancora vivo”.
Oggi, dopo tutto quello che ho passato negli ultimi quattro mesi, dopo decine di attacchi di panico, ansie insormontabili (apparentemente), dolori lancinanti (fisici ed emotivi), dopo aver perso qualcosa (e qualcuno) che non potrò mai più sostituire (no, non posso!), oggi posso contare di essere morto tante volte in 36 anni e potrò morire altrettante volte in futuro, spingetemi pure giù dalle scale o verso un dirupo, ma non smetterò mai di rialzarmi e sentirmi ancora vivo. 

Birthday 

Oggi è il mio compleanno. Ormai più per poche ore, ho ancora una serata fuori per festeggiare e poi è andato anche questo giorno. 
Negli Stati Uniti c’è il giorno del ringraziamento per essere grati delle cose che abbiamo o abbiamo avuto nella vita, io utilizzerò invece questo giorno per essere grato a me stesso, per essere riuscito, ancora una volta, a rialzarmi, a trovare ancora qualcosa da osservare davanti a me, a superare il secondo ostacolo più grande che abbia mai affrontato in tutti questi 36 anni. 
Grazie a me, Marco, che non ho più paura di essere buttato a terra, degli attacchi di panico, della morte che cerca di prendermi ogni tanto, perché so sempre trovare un modo, da solo, per raddrizzare nuovamente la schiena. E riprendere a camminare.