Side-bed

[A proposito di culle]

Qualche giorno dopo, ormai al sesto mese inoltrato, intorno a metà settembre, andammo a comprare la culla. Linda voleva quella in legno con le rotelle e le sponde alte. Io preferivo quelle della Chicco chiamate side-bed perché appunto si potevano tenere accanto al letto, erano leggere e molto meno ingombranti di quelle di legno, con da un lato una finestra in rete e il rivestimento in tessuto.
“Sembra una prigione, per me è stato un trauma, da bambino.”
“Ma figurati se ti ricordi quando c’eri tu dentro,” commentò Linda.
“Certo che ricordo, e ricordo anche mia sorella nella stessa culla, che aveva lasciato i segni dei denti nello stesso punto dove li ho lasciati io. È oscena, non mi va che Emma passi la maggior parte del tempo in prigione. Prendiamo l’altra.”
“Ma costa pure di più, ci sono quasi cinquanta euro di differenza.” Era estremamente parsimoniosa.
“Glielo dirai tu, a tua figlia, che l’hai confinata all’ergastolo, in isolamento forzato, costretta a latte e acqua, repressa dietro le sbarre e condannata a masticare legno di faggio per almeno il suo primo anno di vita, per risparmiare quarantasette euro?”
“Come sei drammatico! Prendiamo quella che vuoi tu, così andiamo a casa che mi scappa la pipì.”
“Grazie amore, anche a nome di Emma.”

“Chiamami papà” | IN LIBRERIA

Butterfly

“Quei bambini africani erano talmente magri che sembravano nutrirsi solo della polvere delle ali delle farfalle. Vederli così sottili e sempre in cerca di cibo, ma comunque profondamente e innocentemente felici, mi faceva sentire come se prima di incontrarli dentro di me ci fosse stata soltanto una eco, e solo la loro vicinanza stesse riuscendo a colmare quel vuoto.” ❤️

“Chiamami papà” – 11 novembre in libreria

Delorean

“Chi non ti vuole non ti merita.”

Mi sono sentito ripetere spesso questa frase, soprattutto dalla nonna o dalle sorelle che, in quanto a imparzialità, non sono poi così attendibili. 😃
Ma non mi è mai piaciuta questa espressione, perché presuppone che io o quelli come me – che se la sono sentita ripetere dopo ogni rottura o allontanamento altrui – abbiamo un valore intrinseco che andrebbe apprezzato a prescindere.
Un valore aggiunto rispetto ad altri, un essere superiori e quindi degni di essere scelti piuttosto di.
E chi non lo fa, chi non ci sceglie e si allontana, è stupido e non si merita di condividere la sua vita con noi.
Ma potrei non essere una bella persona o semplicemente non essere quella giusta per l’altro, non sarebbe quindi giustificato l’allontanamento?
Io non sono superiore ad altri e quindi, come tutti noi, non merito di essere scelto se non quando, e soltanto quando, anch’io scelgo a mia volta. In amore. In amicizia. In qualsiasi tipo di relazione.
Ma se c’è una cosa che merito, sopra ogni cosa, è il rispetto dell’altro così come gli altri meritano il mio. Su questo nessuno di noi dovrebbe mai transigere.
E il rispetto è figlio della consapevolezza di sé, della maturità, del potersi chiamare adulti esseri umani.
Senza rispetto verso noi stessi non saremo mai adulti, senza rispetto verso gli altri continueremo a ferire. Continuando a ferire resteremo soli e non ci sarà nessuna Delorean a riportarci indietro per rimediare ai nostri errori, per riprendere ciò che abbiamo perso.

Heroes

“I miei capelli si sono ingrigiti, gli ex compagni di scuola si sono allontanati, alcuni di loro divorziati e altri quasi innamorati – dicono – e pochi di loro hanno figli.
Ho sognato Emma il giorno dopo che mi sono innamorato per la prima volta. Si chiamava Teresa, beh, si chiama ancora e adesso è sposata e ha un figlio. Che bello sapere che il tuo primo amore vive una vita d’amore.
Ricordo che le chiesi di mettersi con me nel corridoio della palestra. Sapevo che funzionava così, ma mica lo sapevo davvero come funzionava.
Fu dopo il nostro primo bacio che sognai Emma. Perché sapevo che avrei voluto una figlia, in futuro. Per quanto il primo amore scombussoli più di un giro sulla giostra dopo una matriciana e ti faccia immaginare il futuro con l’oggetto del tuo sentimento, ero consapevole che non sarebbe stato con Teresa che avrei avuto una famiglia. Cavolo, avevo solo tredici anni, cosa ne potevo sapere del futuro.
Poi Emma arriva, per davvero, e la vedo uscire da mia moglie, tossire fuori l’oscurità e nutrirsi d’aria dopo quasi dieci giorni di ritardo. La dottoressa la adagia sul petto di mia moglie, taglia il cordone ed è così che da due diventammo tre, in un attimo.
E allora quando la domenica c’è il sole e la porto sulla Terrazza a camminare e la rincorro tra la gente… quando la aspetto a qualche metro di distanza e le dico di venire verso di me, con le braccia larghe che a malapena potrebbero contenere l’amore che provo per lei… penso che ho passato la vita cercando di essere perfetto per gli altri, perché credevo che solo in quel modo avrei avuto il loro amore. Adesso, come padre di Emma, grazie a Emma, ho capito che la mia ricerca della perfezione era destinata a lei. Non perché mi amasse. Ma perché una figlia ha bisogno della versione più perfetta di un genitore, ha bisogno di qualcosa che si avvicini il più possibile a un eroe. E mica è facile essere eroi.”

Dizziness

«Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, non per declamarti romantiche dichiarazioni d’amore, nemmeno per paragonare la bellezza di un tramonto sul mare ai tuoi occhi mentre mi guardano, né tantomeno per indicarti l’orizzonte infinito del mio amore per te.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, nel punto più alto sul mare a me tollerabile (sai, le mie vertigini…) per colmare il più possibile la distanza tra te e le persone che amo e non ci sono più. Affinché mia nonna possa sentire come mi batte il cuore quando siamo vicini, mia sorella possa tendere la mano e sfiorarti i capelli, i miei nonni possano darmi una pacca sulle spalle e sussurrarmi: “Ben fatto Marco, l’hai trovata”.

Ti ho portata qua, su questo pontile in questa ultima domenica di gennaio, per farti comprendere che se amo così tanto chi per sempre non ci sarà più, pensa quanto per sempre possa amare tu che sei qui accanto a me.»