Delorean

“Chi non ti vuole non ti merita.”

Mi sono sentito ripetere spesso questa frase, soprattutto dalla nonna o dalle sorelle che, in quanto a imparzialità, non sono poi così attendibili. 😃
Ma non mi è mai piaciuta questa espressione, perché presuppone che io o quelli come me – che se la sono sentita ripetere dopo ogni rottura o allontanamento altrui – abbiamo un valore intrinseco che andrebbe apprezzato a prescindere.
Un valore aggiunto rispetto ad altri, un essere superiori e quindi degni di essere scelti piuttosto di.
E chi non lo fa, chi non ci sceglie e si allontana, è stupido e non si merita di condividere la sua vita con noi.
Ma potrei non essere una bella persona o semplicemente non essere quella giusta per l’altro, non sarebbe quindi giustificato l’allontanamento?
Io non sono superiore ad altri e quindi, come tutti noi, non merito di essere scelto se non quando, e soltanto quando, anch’io scelgo a mia volta. In amore. In amicizia. In qualsiasi tipo di relazione.
Ma se c’è una cosa che merito, sopra ogni cosa, è il rispetto dell’altro così come gli altri meritano il mio. Su questo nessuno di noi dovrebbe mai transigere.
E il rispetto è figlio della consapevolezza di sé, della maturità, del potersi chiamare adulti esseri umani.
Senza rispetto verso noi stessi non saremo mai adulti, senza rispetto verso gli altri continueremo a ferire. Continuando a ferire resteremo soli e non ci sarà nessuna Delorean a riportarci indietro per rimediare ai nostri errori, per riprendere ciò che abbiamo perso.

Shower

Domenica sera, ore 19:53. 
Sto andando a farmi la doccia, ma cerco scuse per procrastinare questa incombenza perché la maggior parte dei miei attacchi di panico comincia dentro le quattro pareti mattonellate del bagno. 
E se accadesse di nuovo? Chi potrei chiamare? Non certo la mia famiglia, che sebbene mi sappia in casa da ieri mattina, senza essere mai uscito, non si sono disturbati di chiedersi cosa mi stesse succedendo. 
Non so nemmeno che cavolo le scrivo a fare queste cose che possono leggere solo persone a me sconosciute. Ma forse è una fortuna che non mi conosciate, sono certo che, altrimenti, pensereste che mi sto autocommiserando, dimostrando così di non conoscermi affatto. Non so nemmeno cosa cavolo ci sto ancora a fare qui. Seduto su uno sgabello di legno del bagno a guardare l’ombra di me stesso allo specchio, coi tamburi della musica che sto ascoltando che stanno andando di pari passo coi battiti accelerati del mio cuore, la spugna rosa ancora appesa, l’asciugamano violetto abbracciato al termosifone. Non so nemmeno cosa cavolo ce l’ho affare un cuore se non riesce a sintonizzarsi con quello delle persone a me care, anzi, sembra quasi che il suo tamburellare le allontani. Le spaventi. 
Sono le 20:07 e non sono pronto a un’altra nottata insonne e tormentata, a un lunedì lavorativo, a un futuro non condiviso. 
Le 20:16, è l’ora della doccia. 

Envy 


Stamani ho visto una coppia sulla settantina tenersi per mano, lungo il viale alberato che porta al parcheggio dell’ospedale. Vorrei poter dire di non essere un tipo invidioso, non lo sono infatti, ma quando mi trovo di fronte a espressioni d’amore del genere, al loro guardarsi negli occhi durante il cammino e darsi un castissimo bacio sulle labbra, quando scopro che ci sono ancora coppie così, che sanno mantenersi integre per così tanto tempo, che separano le loro mani per grattarsi il mento, lui, e sistemarsi i capelli preda del vento pre-primaverile, lei, quando prendo consapevolezza di non poter mai avere, in futuro, tale assoluta condivisione nelle loro, certamente, problematiche coniugali dettate da quelle unioni siglate da anelli d’oro e promesse al divino, nel loro caso, o qualsiasi ostacolo possa affrontare qualsiasi coppia destinata alla condivisione eterna (e credo ancora che ci siano coppie così, ne sono certo), quando prendo coscienza di tutto questo nella mia testa preda di sconforto e rassegnazione, coi miei criceti stanchi che corrono sulla ruota in mezzo alle mie sinapsi, beh, i miei propositi di non invidiare mai nessuno vanno a farsi benedire. 

Niece 

Oggi è il compleanno di mia nipote.
Compie 11 anni.
Da lei ho imparato tante cose in tutti questi anni. Per esempio che l’amore è amore se è condiviso, così come la felicità è reale solo se condivisa.
Con lei ho condiviso molto, è la mia figlioccia, forse la cosa più vicina a una figlia che avrò mai. Le voglio bene. Anzi, no, la adoro, l’amo ed è una parte importante, e fondamentale, della mia vita.
Poco fa l’ho vista e aiutata a fare i compiti e quando li abbiamo finiti l’ho abbracciata e avevo le lacrime agli occhi. Credo se ne sia accorta, mi ha stretto a sé e mi ha detto: “Ti voglio bene”. Mi mancherà tutto questo, come ho detto a lei, a settembre comincerà la scuola media, si farà nuovi amici e si allontanerà da me. Lei mi ha assicurato che non succederà, ma purtroppo sarà inevitabile. Mi chiedo qual è la misura dell’amore, se ce n’è una.
La amo e quando mi abbraccia una parte di lei penetra la sua pelle e diventa parte della mia.

Buon compleanno amore mio!

Sharing


Oggi sono stato ad Arezzo. Da solo. Non c’ero mai stato, conosco poco le città toscane, nonostante abiti in Toscana. Mi piacciono le città medievali.
È difficile fare le cose da solo quando vorresti condividerle con qualcuno in particolare. Però mi ha fatto bene uscire di casa per qualche ora, anche se è stato solo per mezza giornata.
Credo che la condivisione sia la chiave di ogni relazione sana. Che sia una relazione d’amore o di semplice amicizia, se non si è disposti a condividere i propri sentimenti, le proprie esperienze, anche e soprattutto quelle più difficili o che ci imbarazzano di più, che senso ha definirci “animali sociali”? Che senso ha una vita che non possa essere condivisa con le persone che amiamo, che ci fanno stare bene?
Mi manca. Che posso dire di meno banale. Potrei dire che mi spaventa che questa mancanza non potrà essere mai riempita allo stesso modo, mi terrorizza pensare di aver bisogno di riempirla con cose lontanamente vicine a quelle che avevo con lei, mi sconvolge anche il solo pensiero di essere semplicemente stanco di dover riempire vuoti continuamente, nella mia vita.
È terribile lo sforzo che sto facendo per cercare di zittire i miei pensieri. Per quanto ancora potrò farlo?