Orange 


Si può non star male senza l’unica persona che ci può far star bene?
Si può rimanere ad aspettarla (magari invano) digerendo giorni monocromatici oltre il baratro delle persiane?
Si può sopravvivere all’infernale malessere della gente che neanche sente?
Non lo so, ma ci si può provare.
Sono le 19:56 e il cielo versa sangue arancione.

Sister

Oggi sono stato a trovare mia sorella. Non lo facevo da mesi, forse sarà passato anche più di un anno, non ricordo. C’è stato un tempo in cui sentivo il bisogno di andarla a trovare abbastanza spesso, soprattutto nel giorno in cui se ne è andata o per il suo compleanno, che poi sono date molto vicine. Sembra che di novembre io perda tutti, non solo mia sorella, non solo lei. Non solo lei.
Adesso non mi serve osservarla in una foto ancora bella nitida dopo poco più di 26 anni da quando è stata messa in quella cornice di rame. Non mi serve entrare in quel recinto di presunte anime per ricordarmi di lei. Per pensarla. Il suo ricordo è come un pasto quotidiano, per me, qualcosa di sempre presente e di cui ho bisogno. Ogni volta che vado a visitare quell’involucro vuoto, fatto di marmo bel rifinito, la ringrazio. Di esserci per me, l’unico Dio di cui, al momento, riconosco l’esistenza. E se davvero la divinità propinataci da catechismi e genitori religiosi non fosse altro che la presenza costante, nelle nostre vite, delle persone che amiamo, che possono essere sempre accanto a noi oppure perse per sempre?
Le ho chiesto di lasciarmi andare. Non so perché l’ho fatto, non le avevo mai detto una cosa del genere. Le ho chiesto di aiutarmi a trovare la serenità, perché le vie del Signore sono finite da un pezzo e io non so che strada prendere, ora. Poi le ho chiesto se poteva farmi trovare la serenità insieme alla persona che porto nel cuore, ma solo se per lei era giusto così. L’ho pregata, come si fa con un Dio e mi accorgo solo ora che lo sto facendo da anni ed è l’unica ad avermi mai risposto.
Sono spaventato. Vorrei dire a quelli che mi dicono “tirati sù, vedi che belle giornate che ci sono?” che sono stanco dei loro luoghi comuni e non gli auguro di pensare quello che penso io, per riuscire a “tirarmi sù” definitivamente. La terapia non funziona come vorrei, continuo a piangere, ad avere attacchi di panico, a non dormire, non riesco a chetare la mia mente e l’unica persona che cerca di aiutarmi è quella che pago per ascoltarmi. 

Suspended

È tutto sospeso a casa mia. Da quando se ne è andata.
Novembre. È passato già così tanto tempo.
Non ho più mangiato sulla tavola che ha accolto il nostro ultimo pasto.
Non ho ancora buttato il bicchierino di plastica da caffè contenente le cicche delle sue sigarette. È ancora lì, a terra, dietro la poltrona dell’Ikea.
La sua spugna è ancora sospesa a un gancio dentro la doccia.
Sto cucinando. Oggi pranzerò sulla poltrona, con il piatto in grembo che prenderà il suo posto di quando si sedeva sulle mie gambe.
Sospeso. Immobile. Senza tempo. Come le lancette di un orologio dalla batteria scarica.
Sono le 12:38. Mi manca.